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CAPITOLO XIII
LE SACRE STIMMATE
1222 1. Francesco, uomo evangelico, non si disimpegnava
mai dal praticare il bene. Anzi, come gli spiriti angelici sulla
scala di Giacobbe, o saliva verso Dio o discendeva verso il
prossimo. Il tempo a lui concesso per guadagnare meriti, aveva
imparato a suddividerlo con grande accortezza: parte ne spendeva
nelle fatiche apostoliche per il suo prossimo, parte ne dedicava
alla tranquillità e alle estasi della contemplazione.
Perciò, dopo essersi impegnato, secondo l'esigenza dei
tempi e dei luoghi, a procacciare la salvezza degli altri, lasciava
la folla col suo chiasso e cercava la solitudine, col suo segreto
e la sua pace: là, dedicandosi più liberamente
a Dio, detergeva dall'anima ogni più piccolo grano di
polvere, che il contatto con gli uomini vi avesse lasciato.
1223 Due anni prima che rendesse lo spirito a Dio,
dopo molte e varie fatiche, la Provvidenza divina lo trasse
in disparte, e lo condusse su un monte eccelso, chiamato monte
della Verna.
Qui egli aveva iniziato, secondo il suo solito, a digiunare
la quaresima in onore di san Michele arcangelo, quando incominciò
a sentirsi inondato da straordinaria dolcezza nella contemplazione,
acceso da più viva fiamma di desideri celesti, ricolmo
di più ricche elargizioni divine. Si elevava a quelle
altezze non come un importuno scrutatore della maestà,
che viene oppresso dalla gloria, ma come un servo fedele e prudente,
teso alla ricerca del volere di Dio, a cui bramava con sommo
ardore di conformarsi in tutto e per tutto.
1224 2. Egli, dunque, seppe da una voce divina che,
all'apertura del Vangelo, Cristo gli avrebbe rivelato che cosa
Dio maggiormente gradiva in lui e da lui.
Dopo aver pregato molto devotamente, prese dall'altare il sacro
libro dei Vangeli e lo fece aprire dal suo devoto e santo compagno,
nel nome della santa Trinità.
Aperto il libro per tre volte, sempre si imbatté nella
Passione del Signore. Allora l'uomo pieno di Dio comprese che,
come aveva imitato Cristo nelle azioni della sua vita, così
doveva essere a lui conforme nelle sofferenze e nei dolori della
Passione, prima di passare da questo mondo.
E benché ormai quel suo corpo, che aveva nel passato
sostenuto tante austerità e portato senza interruzione
la croce del Signore, non avesse più forze, egli non
provò alcun timore, anzi si sentì più vigorosamente
animato ad affrontare il martirio.
L'incendio indomabile dell'amore per il buon Gesù erompeva
in lui con vampe e fiamme di carità così forti,
che le molte acque non potevano estinguerle.
1225 3. L'ardore serafico del desiderio, dunque, lo
rapiva in Dio e un tenero sentimento di compassione lo trasformava
in Colui che volle, per eccesso di carità, essere crocifisso.
Un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della
santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura
come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate,
discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo
volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di
Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo crocifisso,
che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali
si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e
due velavano tutto il corpo.
A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza
gli inondavano il cuore.
Provava letizia per l'atteggiamento gentile, con il quale si
vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma
il vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima con la spada
dolorosa della compassione.
Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa,
conscio che l'infermità della passione non poteva assolutamente
coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino.
Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo
per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo
quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente
che lui, l'amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto
nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non
mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello
spirito.
1226 Scomparendo, la visione gli lasciò nel
cuore un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò
impressi nella sua carne.
Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono
ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva
osservato nell'immagine dell'uomo crocifisso.
Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai
chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna
delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte
sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei
piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate,
piegate all'indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne
stessa, sporgendo sul resto della carne.
Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto
da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo
la tonaca e le mutande.
1227 4. Vedeva, il servo di Cristo, che le stimmate
impresse in forma così palese non potevano restare nascoste
ai compagni più intimi; temeva, nondimeno, di mettere
in pubblico il segreto del Signore ed era combattuto da un grande
dubbio: dire quanto aveva visto o tacere?
Chiamò, pertanto, alcuni dei frati e, parlando in termini
generali, espose loro il dubbio e chiese consiglio. Uno dei
frati, Illuminato, di nome e di grazia, intuì che il
Santo aveva avuto una visione straordinaria, per il fatto che
sembrava tanto stupefatto, e gli disse: “Fratello, sappi
che qualche volta i segreti divini ti vengono rivelati non solo
per te, ma anche per gli altri. Ci sono, dunque, buone ragioni
per temere che, se tieni celato quanto hai ricevuto a giovamento
di tutti, venga giudicato colpevole di aver nascosto il talento”.
Il Santo fu colpito da queste parole e, benché altre
volte fosse solito dire: “Il mio segreto è per
me”, pure in quella circostanze, con molto timore, riferì
come era avvenuta la visione e aggiunse che, durante l'apparizione
il serafino gli aveva detto alcune cose, che in vita sua non
avrebbe mai confidato a nessuno.
Evidentemente i discorsi di quel sacro serafino, mirabilmente
apparso in croce, erano stati così sublimi che non era
concesso agli uomini di proferirli.
1228 5. Così il verace amore di Cristo aveva
trasformato l'amante nella immagine stessa dell'amato.
Si compì, intanto, il numero dei quaranta giorni che
egli aveva stabilito di trascorrere nella solitudine e sopravvenne
anche la solennità dell'arcangelo Michele. Perciò
l'uomo angelico Francesco discese dal monte: e portava in sé
l'effigie del Crocifisso, raffigurata non su tavole di pietra
o di legno dalla mano di un artefice, ma disegnata nella sua
carne dal dito del Dio vivente. E, poiché è cosa
buona nascondere il segreto del re, egli, consapevole del regalo
segreto, nascondeva il più possibile quei segni sacri.
Ma a Dio appartiene rivelare a propria gloria i prodigi che
egli compie e, perciò, Dio stesso, che aveva impresso
quei segni nel segreto, li fece conoscere apertamente per mezzo
dei miracoli, affinché la forza nascosta e meravigliosa
di quelle stimmate si rivelasse con evidenza nella chiarezza
dei segni.
1229 6. Nella provincia di Rieti, infieriva un'epidemia
gravissima e violentissima, che sterminava buoi e pecore, senza
possibilità di rimedio.
Ma un uomo timorato di Dio una notte ebbe una visione, in cui
lo si esortava a recarsi in fretta al romitorio dei frati, dove
allora dimorava il servo di Dio, a prendere l'acqua con cui
Francesco si era lavato, per aspergerne tutti gli animali.
Al mattino, quello andò al luogo e, ottenuta di nascosto
quella sciacquatura dai compagni del Santo, andò ad aspergere
con essa le pecore e i buoi ammalati.
Meraviglia!: appena toccati da quell'acqua, fosse pure una goccia
sola, gli animali colpiti ricuperavano le forze, si alzavano
Immediatamente e correvano al pascolo, come se non avessero
mai avuto malattie.
Così, per l'ammirabile efficacia di quell'acqua, che
era stata a contatto con le sacre piaghe, ogni piaga scompariva
e la pestilenza fu cacciata dal bestiame.
1230 7. Nel territorio attorno alla Verna, prima che
il Santo vi soggiornasse, i raccolti venivano ogni anno distrutti
da una violenta grandinata, provocata da una nube che si alzava
dalla montagna.
Ma, dopo quella fausta apparizione, con meraviglia degli abitanti,
la grandine non venne più: evidentemente l'aspetto stesso
del cielo, divenuto sereno in maniera inusitata, dichiarava,
così, la grandezza di quella visione e la virtù
taumaturgica delle stimmate, che proprio là erano state
impresse .
1231 Una volta, d'inverno, il Santo stava compiendo
un viaggio, cavalcando, per la debolezza fisica e l'asperità
della strada, un asinello, di proprietà d'un pover uomo.
Non poterono giungere all'ospizio prima del calar della notte
e dovettero pernottare sotto la sporgenza d'una roccia, per
evitare in qualche modo i danni della neve.
Il Santo si accorse che il suo accompagnatore brontolava sottovoce,
si lamentava, sospirava, si agitava da una parte e dall'altra,
perché aveva un vestito troppo leggero e non riusciva
a dormire a causa del freddo intenso. Infiammato dal fuoco dell'amor
divino, egli stese allora la mano e lo toccò. Fatto davvero
mirabile: al contatto di quella mano sacra, che portava in sé
il carbone ardente del serafino, immediatamente quell'uomo si
sentì invadere, dentro e fuori, da un fortissimo calore,
quasi fosse investito dalla fiamma di una fornace. Confortato
nello spirito e nel corpo subito s'addormentò, fra sassi
e nevi, e dormì fino al mattino, più saporitamente
di quanto avesse mai riposato nel proprio letto, come poi raccontò
lui stesso.
Tutti questi sono indizi sicuri, da cui risulta che quei sacri
sigilli furono impressi dalla potenza di Colui che, mediante
il ministero dei serafini, purifica, illumina ed infiamma.
Difatti essi, all'esterno, purificavano dalla pestilenza ed
erano efficacissimi nel donare ai corpi salute, serenità
e calore .
Ciò fu dimostrato da miracoli anche più probanti,
che avvennero dopo la morte del Santo e che noi riporteremo
più tardi, a suo luogo.
1232 8. Grande era la cura che egli metteva nel nascondere
il tesoro scoperto nel campo; ma non poté impedire che
alcuni vedessero le stimmate delle mani e dei piedi, benché
tenesse le mani quasi sempre coperte e, da allora, andasse con
i piedi calzati.
Videro, durante la sua vita, molti frati: uomini già
per se stessi in tutto e per tutto degni di fede a causa della
loro santità eccelsa, essi vollero tuttavia confermare
con giuramento, fatto sopra i libri sacri, che così era
e che così avevano visto.
Videro anche, stante la loro familiarità con il Santo
alcuni cardinali e resero testimonianza alla verità sia
con la parola sia con gli scritti, intessendo veridicamente
le lodi delle sacre stimmate in prose rimate, inni ed antifone,
che pubblicarono in suo onore. Anche il sommo pontefice, papa
Alessandro, predicando al popolo, in presenza di molti frati,
fra cui c'ero anch'io affermò di aver potuto osservare
quelle stimmate sacre con i propri occhi, mentre il Santo era
in vita.
Videro, alla sua morte, più di cinquanta frati, e Chiara
la vergine a Dio devotissima, con le altre sue suore, nonché
innumerevoli secolari. Molti di essi, come si dirà a
suo luogo, mentre le baciavano per devozione, le toccarono anche
ripetutamente, per averne una prova sicura.
1233 Ma la ferita del costato la nascondeva con tanta
premura, che nessuno la poté osservare, mentre era in
vita, se non furtivamente.
Uno dei frati, che era solito servirlo con molto zelo, lo persuase
una volta, con pia astuzia, a lasciarsi togliere la tonaca,
per ripulirla. Così, guardando con attenzione, poté
vedere la piaga: la toccò rapidamente con tre dita e
poté misurare, a vista e al tatto, la grandezza della
ferita.
Con analoga astuzia riuscì a vederla anche il frate che
era allora suo vicario.
Un frate suo compagno, di ammirevole semplicità, mentre
una volta gli frizionava le spalle malate, facendo passare la
mano attraverso il cappuccio, la lasciò scivolare per
caso sulla sacra ferita, procurandogli intenso dolore.
Per questa ragione il Santo portava, da allora, mutande così
fatte che arrivavano fino alle ascelle e proteggevano la ferita
del costato.
I frati che gli lavavano le mutande e gli ripulivano di quando
in quando la tonaca, trovavano quegli indumenti arrossati di
sangue e così, attraverso questa prova evidente, poterono
conoscere, senza ombra di dubbio, l'esistenza della sacra ferita,
che, poi, alla sua morte, insieme con molti altri, poterono
venerare e contemplare a faccia svelata .
1234 9. Orsù, dunque, o valorosissimo cavaliere
di Cristo brandisci le armi del tuo stesso invittissimo Capitano:
cosi splendidamente armato, sconfiggerai tutti gli avversari.
Brandisci il vessillo del Re altissimo: alla sua vista, tutti
i combattenti dell'esercito di Dio ritroveranno coraggio. Ma
brandisci anche il sigillo di Cristo, il pontefice sommo: con
questa garanzia le tue parole e le tue azioni saranno da tutti
e a piena ragione ritenute irreprensibili e autentiche !
Ormai, nessuno ti deve recare molestia per le stimmate del Signore
Gesù, che porti nel tuo corpo; anzi ogni servitore di
Cristo è tenuto a venerarti con tutto l'affetto.
Ormai, per questi segni certissimi, non solo confermati a sufficienza
da due o tre testimoni, ma confermati in sovrabbondanza da prove
innumerevoli, gli insegnamenti di Dio in te e per te si sono
dimostrati veracissimi e tolgono agli increduli ogni velo di
scusa, rinsaldano nella fede i credenti, li elevano con la fiducia
della speranza, li infiammano col fuoco della carità.
1235 10. Ora si è compiuta veramente in te la
prima visione che tu vedesti, secondo la quale tu, futuro capitano
dell'esercito di Cristo, dovevi essere decorato con l'insegna
delle armi celesti e con il segno della croce.
Ora il fatto che tu, al principio della tua conversione, abbia
avuto quella visione, in cui il tuo spirito fu trafitto dalla
spada dolorosa della compassione e quell'altro, in cui hai udito
quella voce scendere dalla croce, come trono sublime e segreto
propiziatorio di Cristo, come tu stesso hai confermato con la
tua sacra parola, risultano indubitabilmente veri.
Ora resta confermato che furono vere rivelazioni celesti, e
non frutto di fantasia, quelle che seguirono alla tua conversione:
quella della croce, che frate Silvestro vide uscire in maniera
mirabile dalla tua bocca, quella delle spade, che il santo frate
Pacifico vide trapassare il tuo corpo in forma di croce; quella
in cui l'angelico frate Monaldo con chiarezza ti vide librato
nell'aria in forma di croce, mentre Antonio, il Santo, predicava
sulla scritta posta in cima alla croce.
Ora, finalmente, verso il termine della tua vita, ti viene mostrato
il Cristo contemporaneamente sotto la figura eccelsa del Serafino
e nell'umile effige del Crocifisso, che infiamma d'amore il
tuo spirito e imprime nel tuo corpo i sigilli, per cui tu vieni
trasformato nell'altro Angelo, che sale dall'oriente e porti
in te il segno del Dio vivente. Tutto questo da una parte conferisce
la garanzia della credibilità alle visioni precedenti,
mentre dall'altra riceve da essa la prova della veridicità.
1236 Ecco: attraverso le sei apparizioni della Croce,
che in modo mirabile e secondo un ordine progressivo furono
mostrate apertamente in te e intorno a te, ora tu sei giunto,
come per sei gradi successivi, a questa settima, nella quale
poserai definitivamente.
La croce di Cristo, che ti fu proposta e che tu subito hai abbracciato
agli inizi della tua conversione e che, da allora, durante la
tua vita hai sempre portato in te stesso mediante una condotta
degna d'ogni lode e hai sempre mostrato agli altri come esempio,
sta a dimostrare con perfetta certezza che tu hai raggiunto
definitivamente l'apice della perfezione evangelica.
Perciò nessuno, che sia veramente devoto, può
respingere questa dimostrazione della sapienza cristiana, seminata
nella terra della tua carne; nessuno, che sia veramente umile,
può tenerla in poca considerazione, poiché essa
è veramente opera di Dio ed è degna di essere
accettata da tutti.
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